A Joinville, nello Stato di Santa Catarina, avrebbe costruito l’identità di “Gabrielle”, minorenne vittima di abusi, per farsi accogliere da una famiglia. La difesa parla di una strategia di sopravvivenza, la Procura di una possibile truffatrice seriale.
Cameretta rosa, peluche, biberon, succhiotti e persino la paura di dormire da sola. Per 14 mesi sarebbe stata questa la vita di una presunta bambina di 12 anni accolta da una famiglia brasiliana. Secondo gli investigatori, però, dietro quell’identità infantile si nasconderebbe Amanda Maria Souza de Oliveira, una donna di 38 anni.
La vicenda, riportata dagli inquirenti, si sarebbe svolta a Joinville, nello Stato di Santa Catarina. Amanda si sarebbe presentata con il nome di Gabrielle, raccontando di essere una minorenne vittima di abusi. Prima avrebbe convinto un pastore della propria situazione, poi una coppia, che avrebbe deciso di accoglierla in casa credendo di offrire protezione a una bambina traumatizzata.
Per rendere credibile la storia, la donna avrebbe mantenuto comportamenti infantili e avrebbe raccontato di soffrire di diverse patologie. Avrebbe inoltre affermato di essere stata sottoposta a terapie ormonali dopo aver subito abusi durante l’infanzia. La famiglia sarebbe arrivata persino a prepararle una cameretta personalizzata, tutta rosa e piena di giocattoli.
Secondo le testimonianze, la presunta dodicenne utilizzava peluche, succhiotti e biberon e chiedeva alla madre adottiva di rimboccarle le coperte. Nel frattempo, però, avrebbe fatto di tutto per impedire che la sua situazione venisse regolarizzata, convincendo i coniugi che qualsiasi registrazione ufficiale avrebbe potuto permettere al suo presunto padre biologico di rintracciarla.
Dopo più di un anno, alcuni comportamenti avrebbero iniziato a insospettire la famiglia. I coniugi avrebbero deciso di effettuare alcune ricerche online e si sarebbero imbattuti nel racconto di una vicenda molto simile, spingendosi così a rivolgersi alle forze dell’ordine. Le verifiche degli investigatori avrebbero permesso di scoprire la vera identità della donna e, secondo quanto emerso dalle indagini, anche diversi precedenti penali a suo carico.
Amanda è stata arrestata lo scorso giugno e durante una recente udienza avrebbe ammesso di aver mentito sulla propria identità, respingendo tuttavia l’accusa di frode. La difesa sostiene che non vi sarebbe stato alcun intento di ottenere un vantaggio economico e descrive il comportamento della donna come un espediente per sopravvivere. La Procura, invece, ritiene che possa trattarsi di una truffatrice seriale e ha richiamato testimonianze secondo cui avrebbe già utilizzato in passato strategie simili per avvicinare altre famiglie.
Su richiesta della difesa, il giudice ha disposto una perizia psichiatrica e sospeso temporaneamente il procedimento, per verificare se la donna sia in grado di affrontare il processo. Nel frattempo Amanda rimane in custodia cautelare. Una storia che, almeno per la famiglia coinvolta, deve essere sembrata per oltre un anno una vicenda di protezione e solidarietà e che si è trasformata invece in uno dei più incredibili casi di falsa identità.

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