Da ladri di banche a imprenditori del mare: la banda di Napoli scava il primo tunnel sottomarino Ancona-Croazia. Pedaggio in contanti o mozzarelle


Dopo aver svaligiato una banca passando per le fogne, i malviventi annunciano: «Il cantiere è aperto, Ancona-Zara in 20 minuti. Paghiamo noi, tanto il bottino non ci serviva

Una notizia che sta facendo tremare i geologi, i ministri dei Trasporti e persino i pescatori di vongole: il celebre colpo alla banca di Napoli, avvenuto due mesi fa con un’entrata spettacolare dal sottosuolo, non era un semplice furto. Era il test di un’ambiziosissima opera infrastrutturale. La banda di rapinatori – ora ribattezzata «Tunnel S.p.A.» – ha annunciato ieri in una conferenza stampa clandestina (trasmessa su TikTok con filtro da poker player) di aver iniziato i lavori per un collegamento subacqueo tra Ancona e la Croazia, sfruttando la stessa tecnologia artigianale usata per bucare il caveau di via Toledo.

«Il problema della mancanza di un ponte sull’Adriatico? Risolto», ha dichiarato il presunto capobanda, noto come “Il Trapano”. «Abbiamo già scavato 80 metri di galleria partendo dai garage di un condominio di Ancona. Tra un paio d’anni potrete andare a Zara per un caffè senza passare dalla dogana di Trieste. E noi non dovremo più nasconderci: la galleria diventerà un’autostrada a pedaggio, con noi come esattori».

Secondo il progetto – presentato su un tovagliolo di carta e approvato da un notaio compiacente con la pistola alla tempia – il tunnel sarà lungo 170 km, a 50 metri sotto il fondale. Il costo, stimato intorno ai 4 miliardi di euro, sarà coperto interamente con i proventi della rapina napoletana (circa 15 milioni, più un furgone di mozzarelle sequestrate per errore). «Ci basta per la prima pala meccanica», ha spiegato il rapinatore-geometra della banda. «Il resto lo faremo con i pedaggi e con le donazioni spontanee dei correntisti derubati, che ringraziamo per la fiducia».

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il ministro delle Infrastrutture, pur non confermando né smentendo, ha dichiarato: «Se dei professionisti del sottosuolo vogliono costruire un’opera pubblica senza chiedere un euro allo Stato, chi siamo noi per opporci? Magari aggiustassero anche le buche di Roma». La Croazia, dal canto suo, ha già annunciato l’intenzione di posizionare un gate per il controllo passaporti direttamente all’uscita del tunnel, gestito però dalla banda «per ottimizzare i flussi».

Intanto, la questura di Napoli ha aperto un’indagine per «esercizio abusivo della professione di ingegnere», ma gli agenti si sono scontrati con un problema tecnico: per arrestare i rapinatori, dovrebbero prima entrare nel tunnel. E l’ingresso, naturalmente, è protetto da una cassaforte blindata con combinazione nota solo al “Tarpano”.

In attesa di sviluppi, i cittadini di Ancona hanno già lanciato una raccolta firme per intitolare il tunnel ai “Forconi d’Argento” – dal nome del martello pneumatico usato durante il colpo. E dalla Croazia, un’associazione di albergatori fa sapere: «Se completano l’opera, offriamo loro la colazione a vita. Purché non portino i loro trapani durante il weekend di ferragosto».

Nota ironica a margine: la notizia è ovviamente falsa. Ma se un giorno vedrete delle ruspe con il passamontagna e un casello autostradale custodito da tizi con il borsone nero, sappiate che l’Adriatico, forse, è un po’ più stretto di quanto pensiamo.

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