Ancona 22XX: Se il Monumento avesse gli Ingranaggi

Il sole di un lunedì alternativo sorgeva sopra il mare Adriatico, ma non c’era la solita calma piatta. Al Passetto, il Monumento ai Caduti non era più solo un tempio di marmo bianco, ma il cuore pulsante di una metropoli steampunk alimentata dal vapore e dal sale.
​Le scalinate del Passetto si erano trasformate in ingranaggi colossali che, ruotando lentamente, permettevano alle navi volanti di attraccare direttamente sulla sommità del colle. I fumaioli delle fabbriche doriche, simili a canne d’organo giganti, espellevano vapore profumato di ginestra e ruggine, mentre le bandiere tricolori sventolavano fiere tra i dirigibili che facevano la spola tra il Duomo e la Pineta.
​In primo piano, sulla sua piattaforma d’osservazione, c’era Elisa, la capo-ingegnere della flotta. Con i suoi occhialoni protettivi alzati sulla fronte e il cinturone pieno di chiavi inglesi, osservava l’orizzonte. Il suo compito era far sì che la pressione del vapore nei sotterranei delle Grotte fosse costante: "Se sgarramo de n'atmosfera, qua finisce chel Monumento decolla davero," pensava tra sé.
​Un lunedì di vapore
​mentre un dirigibile postale passava a bassa quota, Elisa gridò al pilota che stava andando troppo veloce:
​"Oh, vede de andà piano che m’hai scapeciato pure la statua de Cavour! Va piano o cojò, che se nun freni finisci drito a magnà i moscioli in fondo al mare!"
​Il pilota rispose con un fischio di vapore e un cenno della mano. Elisa sorrise. Nonostante gli ingranaggi, le macchine volanti e le torri dell'orologio che segnavano il tempo di un'era mai esistita, lo spirito di Ancona non era cambiato di una virgola.
​Era un lunedì mattina radioso. Il vapore saliva, il sole scaldava il rame delle caldaie e la città, sospesa tra il passato glorioso e un futuro meccanico, sembrava dire a tutti i suoi cittadini: "Daje, che pure oggi el Zole cunfronto a noialtri pare un brusciòlo!"

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