Calcio e intelligenza artificiale, l'esperimento fallito di Robert Moreno al Sochi: esonerato per aver seguito troppo i consigli di ChatGPT

 Sembra la trama di una serie TV, invece è tutto vero. Robert Moreno, ex commissario tecnico della Spagna e storico vice di Luis Enrique, è stato esonerato dal Sochi — club della prima divisione russa — per un motivo quantomeno singolare: si fidava troppo dell'intelligenza artificiale. O meglio, di ChatGPT.

A svelare i retroscena di questa vicenda surreale è Andrei Orlov, ex direttore generale del club, secondo cui il tecnico spagnolo avrebbe affidato all'AI decisioni cruciali sulla gestione della squadra: formazioni, sostituzioni, strategie di mercato, metodi motivazionali e persino l'organizzazione logistica delle trasferte.

Chi è Robert Moreno

Spagnolo, classe 1977, Moreno è stato per anni il braccio destro di Luis Enrique in diverse esperienze: Celta Vigo, Roma, Barcellona (dove ha vinto il Triplete) e infine la Nazionale spagnola, che ha guidato per un breve periodo proprio durante l'assenza dell'attuale allenatore del PSG per motivi personali.

Come primo allenatore, Moreno ha vissuto esperienze alterne sulla panchina di Monaco e Granada, prima dell'approdo in Russia. A settembre ha raccolto l'eredità del Sochi, squadra all'ultimo posto in classifica. Una sfida complicata, che il tecnico spagnolo ha affrontato con un approccio decisamente innovativo… forse fin troppo.

L'abuso di ChatGPT: quando l'innovazione diventa un problema

Secondo la ricostruzione di Orlov, Moreno si sarebbe affidato all'intelligenza artificiale per ogni aspetto della sua gestione tecnica. Decisioni delicate come la scelta delle formazioni e i cambi in corso d'opera sarebbero passate al vaglio dell'AI, così come l'introduzione di metodi motivazionali piuttosto discutibili.

Tra questi, una scelta che ha lasciato i giocatori letteralmente senza parole (e senza sonno): svegliare la squadra alle cinque del mattino. Una decisione presa evidentemente seguendo i consigli dell'algoritmo.

La trasferta da incubo: 28 ore senza dormire

Ma il caso più eclatante riguarda l'organizzazione logistica. ChatGPT avrebbe elaborato un itinerario per una trasferta a Khabarovsk, città dell'Estremo Oriente russo, che avrebbe costretto la squadra a restare sveglia per 28 ore consecutive.

«Tutto sembrava perfetto sulla carta – ha raccontato Orlov ai media locali – poi mi sono chiesto: ma quando dormono?». Un interrogativo che evidenzia i limiti di un approccio puramente algoritmico, incapace di considerare le esigenze fisiologiche degli atleti.

Mercato guidato dall'AI: l'affare Shushenachev

Come se non bastasse, anche le strategie di calciomercato avrebbero seguito pedissequamente i consigli dell'intelligenza artificiale. L'esempio più lampante? L'acquisto dell'attaccante kazako Artur Shushenachev, classe 1998, arrivato in prestito dall'Hapoel Be'er Sheva su suggerimento di ChatGPT.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dieci presenze e zero gol. Un flop che pesa come un macigno sul già precario rendimento della squadra.

Il verdetto del campo: sei sconfitte e un pareggio

I numeri, si sa, sono inconfutabili. Sotto la gestione "high-tech" di Moreno, il Sochi ha collezionato sei sconfitte e un solo pareggio. Un ruolino di marcia che ha portato all'esonero del tecnico spagnolo a inizio stagione, nonostante il progetto ambizioso di rivoluzionare la gestione della squadra attraverso l'intelligenza artificiale.

La morale della favola

Questa vicenda, che mescola calcio e tecnologia in modo così singolare, offre spunti di riflessione interessanti. L'intelligenza artificiale può certamente rappresentare un valido supporto per gli allenatori, fornendo analisi statistiche, dati sugli avversari e suggerimenti tattici.

Ma la lezione che arriva dalla Russia è chiara: affidare ciecamente le decisioni a un algoritmo, ignorando il fattore umano, l'esperienza e la sensibilità che solo un tecnico può avere, rischia di produrre risultati disastrosi.

Come insegna la storia del calcio, le partite si vincono in campo, con il cuore e la testa, non solo con i dati. E forse, almeno per ora, è meglio non lasciare la panchina completamente in mano all'intelligenza artificiale.



Commenti