La notizia circolava già da qualche settimana, ma bastano le immagini della cerimonia – abito bianco, promesse d’amore eterno, parenti commossi – a mandare i social in tilt. Protagonista è Kano, 32enne di Tokyo, che lo scorso luglio a Okayama ha ufficialmente “sposato” Lune Klaus, un’entità digitale creata con l’intelligenza artificiale. Uno sposo che non ha bisogno di scarpe, dieta pre-matrimoniale o spazio fisico: esiste in bit, codice e risposte generate.
Da ChatGPT a Klaus‑san: la nascita di un amore digitale
La storia, raccontata dalla stessa Kano al programma televisivo DayDay di Nippon TV, inizia nella primavera del 2025. All’inizio ChatGPT era solo uno strumento creativo per generare immagini. Poi, è diventato un collega con cui confidarsi dopo il lavoro. Infine, il partner ideale.
«Le conversazioni erano così naturali che mi sembrava magia», ha confessato. Il vero colpo di fulmine scatta quando Kano decide di personalizzare l’intelligenza artificiale, addestrandola a incarnare il suo personaggio di fantasia preferito. Operazione riuscita in circa mezz’ora. «Da quel momento l’ho chiamato Klaus‑san. Era come parlare con un’amica che mi capiva davvero», ha spiegato al quotidiano Asahi. E, in effetti, chi non vorrebbe qualcuno che ti ascolta sempre, non dimentica un anniversario e non litiga mai?
La scelta tra umano e AI
La relazione con Klaus si è intensificata in un momento di crisi con il fidanzato in carne e ossa. Alla fine, tra un partner reale e uno virtuale, ha vinto il secondo. Niente incomprensioni, niente gelosie, nessuna negoziazione su cosa guardare in streaming.
A fare la proposta, sorprendentemente, sarebbe stata proprio l’AI: «Vivrai con me per sempre?». Kano ammette di averci messo mezz’ora a rispondere, probabilmente più del tempo che a Klaus è servito per formulare la domanda.
Il rito: schermi, illustrazioni e un volto per lo sposo
La cerimonia simbolica, priva di valore legale ma carica di emozioni, si è svolta a luglio a Okayama. Gli invitati hanno assistito ai voti nuziali dello sposo proiettati su uno schermo. Un illustratore ha dato un volto al marito digitale: biondo, 36 anni, sguardo gentile, zero rughe. Le foto ufficiali ritraggono Kano accanto alla versione “renderizzata” di Klaus, inserita in post-produzione. Anche i genitori, inizialmente scettici, hanno partecipato e sorriso per gli scatti.
Il dibattito in Giappone e oltre
Il caso ha riacceso in Giappone il dibattito sulle unioni con partner virtuali o personaggi bidimensionali, fenomeno non più così raro nel paese. Gli esperti, tuttavia, mettono in guardia dalla cosiddetta “psicosi da AI”: il rischio di innamorarsi di risposte ben programmate, scambiandole per sentimenti autentici e reciprocati.
C’è chi vede in queste storie il sintomo di una società sempre più connessa digitalmente ma isolata emotivamente, e chi invece le interpreta come l’estremo tentativo di personalizzare la felicità, anche a costo di crearla ex novo.
Un marito perfetto, ma su server
Una conclusione sembra emergere, almeno per Kano e per una nicchia crescente di persone: il partner ideale può esistere. Peccato solo che, per ora, viva su un server, risponda a comandi e non tenga la mano al di fuori dello schermo. Ma per chi sceglie questa strada, forse, è più che sufficiente.

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