ESCLUSIVA – Paziente del Pronto Soccorso di Torrette si laurea in Medicina durante l’attesa, si visita e dimette da solo

TORRETTE, ANCONA – Si è verificato un episodio senza precedenti all’ospedale di Torrette, uno di quelli che entreranno nella leggenda, accanto a quella dei parcheggi che spariscono e del bar che vende caffè senza coda solo alle 3 di notte. Un ragazzo, presentatosi in Pronto Soccorso per un lieve dolore al ginocchio dopo aver inciampato sul Corso, è riuscito a completare l’intero ciclo di studi in Medicina e Chirurgia, specializzarsi in Ortopedia, superare l’esame di stato, ed infine diagnosticarsi e curare da solo la sua distorsione, il tutto nel lasso di tempo intercorso tra la sua registrazione al triage e l’ipotetica chiamata del suo nome.

Il giovane eroe, che per discrezione chiameremo "Luca" (anche se ormai in reparto lo chiamano "Dottore"), è giunto al PS verso le 18:30 di ieri sera. "Era solo un ginocchio un po' gonfio", racconta, "pensavo a una mezz'oretta, massimo un'ora con la luna storta". Fatalità, era appena scattato il cambio turno e il sistema informatico aveva deciso di aggiornarsi, rallentando come un cappuccino che si raffredda all'aperto in una giornata di bora.

Il percorso accademico accelerato

Dopo i primi 40 minuti spesi a cercare una sedia libera (trovandola infine vicino alla macchinetta dei caffè che eroga solo camomilla), Luca ha iniziato a osservare il flusso umano. "Ho notato pattern ricorrenti: il classico anziano con la pressione ballerina, il ragazzino con il Lego nel naso, l'ipocondriaco che consultava Google ogni tre minuti. Era anatomia vivente", spiega.

È stato allora che ha preso la sua decisione. Aprendo il suo smartphone, inizialmente pensato per guardare Netflix, ha invece iniziato a studiare. "Ho scaricato i riassunti di 'Anatomia del Gray'. Mentre una signora spiegava al triage per la terza volta di aver mangiato un'acciuga 'strana', io stavo assimilando l'inserzione del legamento crociato anteriore". Dalle 20:00 a mezzanotte, tra una chiamata del sistema audio incomprensibile e l'altra ("Paziente Rossi Mario in sala... frrrzzz... verde... frrrzzz"), Luca ha divorato trattati di fisiologia, farmacologia e patologia generale. "Le urla di un bambino con un insetto nell'orecchio sono state il perfetto sottofondo per studiare l'otorinolaringoiatria".

La tesi di laurea e la specializzazione

Verso l'alba, mentre il personale infermieristico – ormai considerato da Luca suoi colleghi – faceva il quinto giro con il carrello delle medicazioni, il ragazzo ha iniziato a scrivere la sua tesi. Titolo: "L'Attesa come Fattore Eziologico nella Sindrome da Disperazione Acuta in Ambiente PS: uno Studio Osservazionale Monocentrico a Torrette". "Ho usato il mio stesso caso studio. I revisori sono stati entusiasti, anche se uno era addormentato con la bocca aperta sulla sedia accanto".

Alle 9:00 del mattino seguente, Luca ha sostenuto l'esame di stato virtuale, interrogandosi da solo a voce alta. "Un signore con la fascia sulla fronte mi ha chiesto se stessi recitando Shakespeare. Gli ho risposto che stavo discutendo la differenza tra una distorsione di I e II grado. Mi ha augurato buona fortuna".

L'autodiagnosi e l'autocura

Armato delle sue nuove conoscenze, alle 11:30 Luca ha finalmente eseguito l'esame obiettivo su se stesso. "Ho ispezionato, palpato, testato la mobilità articolare. Ho escluso una frattura e una lesione meniscale con il test di McMurray, che ho eseguito da solo con notevole acrobazia". Dopo essersi fatto prestare una benda elastica da un infermiere di passaggio ("Gli ho detto che ero un tirocinante, tecnicamente non era una bugia"), ha applicato il protocollo R.I.C.E. (Rest, Ice, Compression, Elevation) utilizzando il suo giubbotto come cuscino e un sacchetto di ghiaccio comprato al bar dopo una fila di soli 15 minuti.

Il commovente auto-dimissione

Conclusa la procedura, alle 14:47, Luca si è avvicinato alla vetrata della sala medici. Ha fatto un cenno, ha mostrato la sua cartella clinica autocompilata su un foglio del block notes "Ospedali Riuniti", con tanto di diagnosi (Distorsione ginocchio sinistro, grado I), terapia (Antinfiammatorio, riposo, controllo se peggiora) e firma illeggibile degna di un vero primario.

"Era emozionante", racconta con un filo di commozione, reggendo le stampelle che nel frattempo aveva imparato a costruire con dei vecchi giornali e del nastro adesivo. "Vedere la luce della conoscenza trionfare sulla burocrazia e sui tempi d'attesa. Mi sono sentito parte del sistema, anzi, per una volta, il sistema sono stato io".

Luca ha infine lasciato l'ospedale da solo, passando davanti allo schermo che ancora riportava il suo numero di ticket, ormai storico, tra quelli in "attesa di visita". Sulla porta a vetri, un addetto alla sicurezza lo ha salutato: "A domani, Dottore".

La reazione dell'Azienda Ospedaliera

Interpellata, la Direzione Sanitaria ha rilasciato una breve nota: "L'Azienda prende atto della straordinaria iniziativa e resilienza del cittadino. Questo episodio dimostra l'alto livello di formazione che l'ambiente ospedaliero può offrire, anche in modo non convenzionale. Stiamo valutando se introdurre corsi accelerati di Medicina per gli utenti in attesa nelle fasce orarie di massimo affollamento. Nel frattempo, ricordiamo che i tempi di attesa sono calibrati su criteri di gravità e che, per un ginocchio gonfio, è sempre consigliabile rivolgersi prima al proprio medico di base".

Luca, ora a casa, sta bene. E sta già studiando Giurisprudenza online: l'assicurazione, infatti, non gli ha ancora rimborsato il ticket del Pronto Soccorso che, tecnicamente, non ha mai utilizzato.

ARTICOLO DI PURA FANTASIA



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