Ha impugnato una pistola e fatto fuoco per ben diciassette volte. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette colpi – e avanti così, fino a esaurire quasi tutto il caricatore. Il bersaglio era un uomo, il movente una lite degenerata al culmine della tensione. Eppure, incredibilmente, nessun proiettile lo ha raggiunto.
La donna, ora indagata con accuse gravissime, ha agito nel corso di una violenta discussione, probabilmente scaturita da motivi personali ancora al vaglio degli inquirenti. Ma ciò che rende il caso già oggetto di attenzione da parte delle forze dell’ordine non è solo la dinamica, quanto l’esito: la vittima è uscita completamente illesa.
Un paradosso che ha spinto la polizia a definire l’accaduto come “estremamente raro”. Per gli investigatori, il fatto che nessun colpo sia andato a segno è frutto di una combinazione di fattori – probabilmente l’agitazione della sparatoria, la scarsa mira, forse anche il caso – che hanno impedito quello che sarebbe potuto essere facilmente un omicidio.
Nonostante l’assenza di feriti, la gravità del gesto non viene sminuita. Al contrario, le autorità hanno voluto sottolineare come episodi del genere rappresentino un monito sulla pericolosità delle armi da fuoco, anche quando – apparentemente – “non fanno male”. Perché il danno, in questi casi, è prima di tutto nell’intenzione e nel rischio concreto corso da chi si è trovato nel mirino.
Il caso è ora al vaglio della magistratura. La donna dovrà rispondere di tentato omicidio e porto abusivo d’arma. Ma al di là dell’esito giudiziario, resta un dato difficile da ignorare: diciassette spari, zero feriti. Una mancata tragedia che la polizia ha già eletto a simbolo dell’imprevedibilità delle armi – e di quanto basti un istante perché una lite si trasformi in qualcosa di molto più grave.
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